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Scritto da Liar   
Sabato 29 Maggio 2010 02:03


L'urlo di Liar

In Italia succede, che tu sia cane o uomo:
l'informazione di internet è l'unica speranza.


E' una storia asssurda, fa rabbia perchè bastava che ognuno avesse saputo fare il proprio mestiere e si sarebbe evitata. E' una storia, è un grido, è un'esempio di come vanno le cose in Italia: ma quale nord, sud, destra, sinistra, non esiste nulla. Esiste che siamo diventati cinici ed egoisti e quando si lavora il pensiero va al faticare il meno possibile e tornare a casa il prima possibile. 

Il Berlusconesimo non ha cambiato in meglio la testa degli italiani circa il loro rapporto con il lavoro. Il messaggio "il lavoro nobilita l'uomo" non è arrivato, al suo posto un blando ma intenso "mo te frego io".
A farne le spese sono gli ultimi, quelli che non hanno tempo, istruzione, cultura, quelli che si fidano, quelli che sperano che qualcuno li aiuti. Quelli che mentre siedono davanti la Tv si ritrovano a pensare "ma si in fondo l'Italia non è poi così male".Ma anche gli altri pagheranno prima o poi.

Questa storia dolcissima d'istinto mi ha stimolato il desiderio di togliere la licenza di esercitare la professione di veterinario ai primi due interpellati e di chiedere il licenziamento del responsabile delle spedizioni presso la ditta coinvolta. Forse queste persone non sanno cosa hanno prodotto le loro disattenzioni, forse mentre si scordavano di consegnare un pacco per fumare una sigaretta in più non pensavano che in quel pacco ci poteva essere qualcosa di importante per qualcuno.

La rabbia è tanta ma dietro la rabbia c'è il baratro. Ed allora il pensiero va e la domanda diventa: "Se al posto di Liar ci fosse stato un bambino?"
Forse a volte bisogna essere maleducati e scortesi per ottenere le cose e quando non si riesce lo stesso comincia la guerra. Così siamo ridotti. Così siamo educati dalla Tv. Siamo sempre più soli e non ci condividiamo più.

Ho voluto mettere sul blog questa storia perchè magari la leggerà un postino, un dottore, e poi tutti. Perchè Siamo tutti responsabili del nostro lavoro e dei nostri errori.
Fino a quando quel pacco in ritardo arriverà anche al veterinario oppure al postino stesso!

Rise and rise again
until lambs became lions
(ribellati e ribellati ancora finchè gli agnelli non diventeranno leoni)

 


alt…“ Addomesticare” vuol dire “creare dei legami”.

"…tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano."

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: "Per favore…addomesticami," disse…

Così il piccolo principe addomesticò la volpe.

 E quando l’ora della partenza fu vicina: "Ah!" disse la volpe, "…piangerò".

"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"

"E’ vero", disse la volpe.

 "Ma piangerai!" disse il piccolo principe.

"E’ certo" disse la volpe.

"Ma allora che ci guadagni?"

 "Ci guadagno" disse la volpe "il colore del grano"….

 

 

(Tratto da: “Il piccolo principe” di Antoine De Saint-Exupéry)

 

 

Per 12 anni il nostro Liar, "nome insolito per un cane!", mi sentivo dire spesso, ed io a spiegare che l’avevo scelto prima ancora che nascesse…era il titolo di una canzone dei Queen che a me piaceva molto e poi suonava proprio bene per il mio collie!) è vissuto libero e padrone nel suo giardino, proprio come un re, del resto con la sua criniera era veramente il nostro leoncino! Ciò che amava di più, e che ricordo con una malinconia che mi vena il cuore di lacrime, era correre in cerchio delineando il perimetro del giardino come un fulmine e proprio come fanno i pastori scozzesi quando radunano il gregge…

Devo ammettere che come cane da guardia era proprio una frana… Lui non perdeva tempo a ringhiare, a scoprire i denti minacciando chi si avvicinava, no! Lui amava pavoneggiarsi dietro al cancello, aspettando che i passanti si avvicinassero per accarezzarlo… Ciò che mi fa sorridere come Pierrot, quando penso a noi due, è quando lo facevo entrare in casa, nelle fredde mattine invernali, mentre mamma era a scuola ed io a studiare e lì, davanti al camino, sul divano, tutti e due ci facevamo compagnia: io cercavo di studiare, lui di convincermi a coccolarlo (facile capire chi aveva la meglio…), finché ci addormentavamo...

Tutto è successo all’improvviso. alt

Fino al 27 giugno stava bene e poi…non riusciva più ad alzarsi… il pelo troppo lungo aveva nascosto quelle piccole piaghe di cui non conoscevamo l’origine.

I veterinari a cui ci rivolgemmo azzardarono chi un cancro ai testicoli, perché gonfi e infiammati, chi una fantomatica malattia delle ossa… la cura era a base di antibiotici e disinfettante per la piaghe, di cui non riuscivano a capire la causa, intanto Liar peggiorava: sdraiato e incapace di muoversi, senza più voglia di mangiare e con un respiro sempre più flebile sembrava attendere solo la morte, mentre noi attoniti, sconvolti e ignari della sua malattia, non sapevamo cosa fare, anche perché nel nostro vocabolario(e a quanto pare non solo nel nostro…) non esisteva la parola Leishmaniosi! Tutti ci consigliavano di spedirlo al creatore con una dolce puntura, io ero tentata di mettere fine a quello strazio, ma i miei genitori si opposero, e li ringrazio per la scelta fatta e per quanto ho capito dopo … così decidemmo di lasciarlo nelle mani del suo Creatore…Pregammo molto in quel periodo, ricordavamo a Dio che era il suo cane prima di essere il nostro,  Gli chiedevamo solo di stare vicino alla sua creatura, di non farlo soffrire… la mia ultima preghiera fu quella di avere un’opportunità, una sola,  quella di mostrargli che l’amavo, di fare qualcosa per lui…e mi fu concessa!

Dopo 7 giorni di strazio Liar cominciò a riprendersi!

Ricordo ancora come, il rumore degli omogeneizzati che aprivo davanti a lui, gli faceva capire che era pronto il suo cibo preferito, così sollevava la testa, mi guardava, si leccava i baffi e aspettava…eravamo in perfetta sintonia: io gli mettevo il bavaglio, prendevo il cucchiaio e lo imboccavo, era diventato bravissimo a mangiare in quel modo!! 2 volte al giorno i miei genitori(i veri eroi della situazione…) gli disinfettavano le ferite, gliele fasciavano e lo giravano sull’altro fianco per evitare che le piaghe peggiorassero ulteriormente  a causa della posizione.

Gioivamo ogni giorno, vedendo i piccoli progressi e credendolo in via di guarigione, dal momento che cominciava ad alzarsi da solo, a mangiare da solo, ma le piaghe non miglioravano, anzi…così decidemmo di portarlo da un terzo veterinario, che appena lo vide capì…incredulo che nessuno avesse compreso di che malattia si trattasse! Ci spiegò e noi stentammo a crederci,  nessuno ce ne aveva mai parlato…Cominciammo la classica cura che però non aveva alcun effetto su di lui: le piaghe aumentavano, Liar non riusciva ad abbaiare, né a deglutire bene, nonostante continuasse a mangiare. Allora decisi che dovevo saperne di più su questa malattia, feci la mia ricerca e trovai ciò che cercavo: c’era un medicinale alternativo ed efficace! Mi rivolsi alla prima persona competente sul serio in merito, cioè la dott. Van Rossem e, grazie a lei, contattai la farmacia di Bressanone.alt

Sabato 18 agosto compilai il modulo, mi risposero tramite mail che avrei dovuto attendere una loro telefonata con cui mi   avrebbero avvertito dell’autorizzazione ricevuta da Roma e che poi  avrei potuto procedere al versamento per l’acquisto dell’impavido, ma da allora quelle porte che credevo aperte per Liar cominciarono a chiudersi…

Aspettammo per giorni la telefonata, finché il 22 agosto la farmacia ci contattò chiedendoci come mai non avessimo ancora effettuato il versamento! Sorpresi, gli ricordammo  che gli iniziali accordi  trasmessi via mail non erano quelli e che stavamo aspettando il loro consenso a procedere… si scusarono per il malinteso, quella era la vecchia procedura! Provvedemmo subito al versamento mentre Liar, a causa delle piaghe, non riusciva più a reggersi da solo e mangiava a fatica. Ci assicurarono che il pacco sarebbe arrivato il lunedì o il martedì, così mamma rimase barricata in casa attendendo il corriere: passò il lunedì e il martedì e il mercoledì, ma il corriere non arrivava, allora chiamammo la farmacia, che ci consigliò di chiamare i responsabili della consegna, detto fatto ebbe inizio 1 confusa sequenza di telefonate e una lotta estenuante perché il pacco, (che si trovava ad Arzano, a pochi km da noi…) ci venisse recapitato urgentemente, perché conteneva un medicinale…le scuse inventate per spiegare la vana attesa che si prolungava di giorno in giorno, furono tante e diverse: la consegna non era avvenuta per l’assenza dei destinatari (…mia madre ormai era piantonata in casa da giorni!)…non c’era il recapito…la strada non era esatta e, quindi introvabile…sul citofono non c’era il cognome……………….tutte balle! Ancora oggi non sappiamo perché dal 29 agosto in poi il pacco rimane in giacenza ad Arzano… Ci presero in giro fino a  venerdì 31,  quando ci fu detto che avremmo dovuto aspettare fino al lunedì per la consegna…

Insistemmo, ci alterammo e minacciammo denuncia se il pacco non ci fosse stato recapitato entro la giornata di venerdì, ma il rifiuto fu categorico.

Lunedì 3 settembre, alle 9.00 del mattino il corriere arrivò con facilità e precisione sotto casa, fui io in lacrime a ritirare il pacco, quel pacco così prezioso…così pieno di speranza, così indispensabile fino al giorno prima, diventato ormai vuoto, inutile…

Liar era morto il giorno prima, in seguito ad una crisi respiratoria.alt

 Il dolore che proviamo è forte, la frustrazione è grande…ma ancora oggi siamo convinti che nonostante tutto ne è valsa la pena…

 

Il tuo pelo è color dell’oro. Il grano che è dorato mi farà pensare a te, e amerò il rumore del vento nel grano….

 

Grazie Liar, perchè con te abbiamo guadagnato il colore del grano…

 

Per sempre tuoi Michela, Maria Carmela, Gaetano e Antonio.

Grazie della testimonianza.
Ultimo aggiornamento Sabato 29 Maggio 2010 02:05
 
Se succede a me? PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessio Manuali   
Lunedì 26 Aprile 2010 08:12

Trapianti. Si è iscritto a molte liste d’attesa, ripetendo sempre gli stessi test

Lo «shopping» di Steve Jobs

per avere un nuovo fegato


Il racconto: un’odissea di mesi tra gli ospedali con il jet


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NEW YORK—Una rocambolesca corsa contro il tempo a bordo del suo jet privato e da uno stato all’altro degli Stati Uniti, alla ricerca di un fegato salvavita in un’America dove la donazione di organi è più affidata alla fortuna che alle regole. I dettagli inediti della drammatica odissea privata vissuta nel 2009 dal padre di Apple Steve Jobs emergono per la prima volta in un lungo articolo appena pubblicato dalla rivista americana Forbes.

Tutto inizia nell’estate del 2008, quando Jobs sciocca la platea della conferenza Apple a San Francisco salendo sul palco emaciato e visibilmente malatissimo. «Il suo stato di salute era talmente grave — scrive Forbes — da spingere Dan Lyons ad interrompere il suo celebre blog satirico anti-Jobs, per non prendere in giro un moribondo». Nei mesi successivi la macchina di pubbliche relazioni del colosso di Cupertino cerca in tutti i modi di tamponare i gossip, parlando prima di «comune virus» e più tardi di «squilibrio ormonale». La verità, si scopre, era ben altra.

Già reduce da un tumore maligno al pancreas, Jobs rischiava di morire se non si fosse immediatamente sottoposto ad un trapianto del fegato. Ma l’impresa si rivela difficilissima. Insieme a lui, oltre 3.400 californiani erano in lista d’attesa per un nuovo fegato nel 2009. Di questi, soltanto 671 sono riusciti nel loro intento. E 400 sono morti. Tra gennaio e marzo del 2009, Jobs si imbarca in un disperato tour de force, precluso ai comuni mortali. Con il suo jet privato attraversa in lungo e in largo gli Stati Uniti, sborsando cifre da capogiro a medici ed ospedali per iscriversi al più alto numero possibile di liste di attesa.

La pratica, nota in America come multiple-listing, permette ai malati molto ricchi di aumentare le proprie chance di ricevere un trapianto in un paese dove i donatori sono assai meno dei beneficiari e, nell’assegnare un organo, gli ospedali danno la precedenza alle proprie liste d’attesa «statali», prima di consultare il registro nazionale. In ognuno di questi ospedali, Jobs è costretto a ripetere ex novo l’estenuante e costosissima batteria di test, consulti e check-up. Un’opzione proibita all’americano medio visto che le polizze assicurative rimborsano, al massimo, una sola immatricolazione. All’inizio di marzo, finalmente, arriva il miracolo. Uno degli ospedali dove Jobs si è iscritto, il Methodist University Hospital di Memphis, in Tennessee, ha un fegato per lui: appartiene a un ragazzo di vent’anni, deceduto in un incidente stradale.

function IncludeJavaScript(jsFile) { document.write(''); } Nel giro di 24 ore i suoi legali acquistano una magione da un milione e mezzo di dollari nel quartiere più elegante di Memphis che, dopo il trapianto, gli consentirà di passare la lunga convalescenza vicino all’ospedale. Il resto è storia. Grazie all’incessante lobby condotta personalmente da Jobs sul governatore Schwarzenegger e la moglie Maria Shriver, la California sta per diventare il primo Stato americano a creare un registro di donatori viventi, obbligando i guidatori, prima del rinnovo della patente, a scegliere se diventarlo.

 
SKY NEWS PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Sabato 03 Aprile 2010 17:21

L'amore vince sull'odio: Appunto.

Per i Gay, i drogati, gli zingari, gli immigrati non vale. E nemmeno per chi vorrebbe pensarla diversamente.



Lo scorso venerdì 27 marzo nel Palazzo di Sky sulla Via Salaria a
Roma, quando Berlusconi è arrivato con la sua scorta armata (fino ai
denti) per un’intervista in diretta, che poi i giornali hanno
raccontato, anche se pochi l’hanno vista in diretta nonostante fosse
stata molto pubblicizzata (lo 0,3% dello share a differenza del
programma “RAI per una notte”, la trasmissione evento di giovedì sera
al Paladozza messa in piedi da Michele Santoro ha fatto soltanto su
Sky il 2,5% nonostante la poca propaganda!).
 

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Berlusconi è entrato con il suo corteo, con la sua scorta e con tutto
l’apparato e intanto succedeva nel Palazzo una cosa, che per dirla con
il Direttore generale della RAI Masi, neanche nello Zimbabwe!
Due uomini della sicurezza interna dell’edificio, scoprivano che nel
dipartimento dei grafici, su una grande vetrata di circa 4 metri per
4, era stato affisso un foglietto formato A4 bianco, con stampata una
frase, la frase è la seguente “Odiare i mascalzoni è cosa nobile”
questa è una frase di Marco Fabio Quintiliano, un intellettuale nato
nel 35 d.C. a Calagurris in Spagna e poi trasferitosi a Roma, è
diventato il famosissimo Quintiliano, ha scritto questa frase, perché
è stata stampata su quel foglio e appiccicata alla vetrata del reparto
grafici di Sky, perché proprio giovedì sera, la sera prima, Daniele
Luttazzi dal Paladozza nel suo monologo aveva ricordato, DEMOLENDO con
una sola frase di Quintiliano mesi e mesi di CAZZATE sul partito
dell’odio, dell’amore, quelli che incitano all’odio etc., etc…

Quindi due ragazzi del reparto grafici dell’edificio di Sky avevano
trovato condivisibile quella frase e l’hanno appiccicata. Gli uomini
della sicurezza dell’edificio, la sicurezza interna, hanno notato
quella scritta e hanno segnalato la cosa alla guardia presidenziale,
alla scorta del Presidente del Consiglio e a quel punto è successo
qualcosa che per una democrazia è AI LIMITI DELL’INCREDIBILE, anzi è
oltre: due agenti ben tarchiati della Digos, due montagne umane sono
piombate nel piano dove c’è questa vetrata, hanno constatato che era
effettivamente stato affisso quel foglietto con quella scritta, hanno
chiuso tutte le finestre per evitare che si vedesse da fuori quello
che stavano facendo (evidentemente rendendosi conto che stavano
facendo qualcosa di grosso) dopodiché uno dei due dopo aver
sequestrato il corpo del reato, il foglietto, ha fatto irruzione
dentro l’ufficio dei grafici, si è diretto verso il computer
principale, si è messo ad armeggiare alla tastiera, ha cercato di
aprire gli ultimi file aperti per cercare di incastrare, di
individuare colui che aveva scritto e stampato quella scritta, ma
purtroppo per lui i grafici non usano il mouse, usano la tavoletta
grafica e questo agente non la sapeva usare, per cui ha chiesto a una
persona lì presente, a una ragazza di aiutarlo a aprire gli ultimi
file, nel tentativo di smascherare gli autori dell’orrendo misfatto,
senza sapere che peraltro i due ragazzi erano già stati portati sotto,
all’ingresso, interrogati da un’altra coppia di agenti della Digos e
avevano immediatamente dichiarato, dato che non avevano niente da
nascondere, di avere stampato e affisso loro quella scritta.

A quel punto sono stati identificati e da quello che risulta stavano
per essere portati in Questura, non si sa se fosse un provvedimento di
fermo, cosa volessero fare a questi due ragazzi, ma soprattutto quale
reato avessero commesso? “Affissione di messaggi di Quintiliano?”,
“citazioni latine proibite?”, “porto abusivo di cultura latina?”, non
si sa quale sia il reato che avevano individuato questi somari che
avevano ritenuto delittuoso un comportamento assolutamente legittimo e
secondo me anche doveroso, sta di fatto che poi interviene un
componente dell’ufficio legale della società che riesce a scongiurare
almeno che questi vengano portati via dalla Polizia.

Ultimo aggiornamento Sabato 03 Aprile 2010 17:32
 
E la vita continua, anche senza di noi! PDF Stampa E-mail
Scritto da Corriere della sera   
Lunedì 29 Marzo 2010 14:09

Il senatore aveva detto di aver letto pagine del capitolo scomparso di «Petrolio»

Dell'Utri sarà ascoltato dai giudici per la morte

di Pierpaolo Pasolini

Sotto esame le vicende relative all'Eni dell'epoca e la morte di Enrico Mattei


ROMA - Il senatore Marcello Dell'Utri sarà prossimamente ascoltato in Procura a Roma sulla morte dello scrittore Pierpaolo Pasolini avvenuta nella notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975 all'idroscalo di Ostia. Dell'Utri sarà in particolare interrogato su un capitolo del libro Petrolio, scritto da Pasolini, capitolo del quale si sono perdute le tracce e che il 12 marzo scorso è stato oggetto di un'intervista di Dell'Utri al Messaggero, nella quale il senatore sosteneva di averne letto delle pagine, annunciando anche che sPierpaolo Pasolini  (Ansa)arebbe poi stato mostrato al pubblico,cosa che invece non è poi mai avvenuta.
A sollecitare l'approfondimento di questi fatti è stato il professor Guido Calvi che rappresenta come parte civile la famiglia di Pasolini e anche, come parte offesa l'ex sindaco di Roma Walter Veltroni, in un procedimento scaturito dalle dichiarazioni pubbliche fatte da Giuseppe Pelosi, condannato per il delitto, su fatti e circostanze nuove sulla morte dello scrittore.

LOSCHI INTRECCI - Nell'intervista Dell'Utri riferendosi alla scomparsa del capitolo ha detto d'aver letto quelle carte e che in queste si faceva riferimento a vicende relative all'Eni dell'epoca, a loschi intrecci, a circostanze relative alla morte di Mattei e ad altri casi irrisolti a cominciare da Mauro De Mauro. Sullo stesso argomento tempo fa un altro penalista, l'avvocato Stefano Maccioni, aveva presentato alla Procura la richiesta di ascoltare Dell'Utri, su circostanze da lui conosciute in base a notizie raccolte presso la Procura della Repubblica di Pavia, che si occupò della morte di Enrico Mattei.

INDAGINE MAI CHIUSA - La richiesta era stata presentata al pubblico ministero Francesco Minisci al quale è stata affidata l'indagine mai chiusa sul caso Pasolini, dopo il trasferimento ad altro ufficio della collega Diana De Martino. Rivolgendosi alla Procura, l'avvocato Calvi chiede di indagare sul capitolo del libro "Petrolio" scomparso che secondo Walter Veltroni sarebbe in possesso di un istituto. In sostanza la Procura dovrebbe reperire il documento che «potrè essere decisivo al fine di comprendere le ragioni dell'omicidio di Pierpaolo Pasolini e individuare finalmente gli ignoti e possibilmente i mandanti di uno dei più terribili eventi vissuti dal nostro Paese».



 
Marco Cipolla PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessio Manuali   
Venerdì 05 Marzo 2010 16:22

Forever Young

 

Passa anche l’amore col tempo, ma un amico no, un amico l’allontana la morte!

 

Quando ti arrivano cinque avvisi di chiamata nella stessa mattinata, quando il primo è sconosciuto e gli altri sono tuoi amici, qualcosa è successo.

 

Eravamo Tipo, Topo e Tappo, quando siamo partiti alla volta di San Miniato. Ad unirci è stata l’istituzione accademica che odiavamo tutti e tre dal profondo.

Quell’estate Topo e Tappo partirono con le loro due moto rombanti una Honda Shadow arancio ed una Moto Guzzi grigia,  un viaggio lungo per due moto non fatte proprio per correre, ma per godersi il panorama, le donne, il sole, l’aria dolce di giugno, l’eccitazione che il viaggio porta con sé. Le moto giuste per i due piloti.alt

 Ognuno con la sua musica nelle orecchie, ci siamo messi a cavalcare la strada da Roma fino a San Miniato, un paesino che durante l’estate si riempe di giovani attori in è
pieno vivere con l’alibi dello studio. Eravamo allegri, ridevamo di noi e scureggiavamo in faccia ai vari Salvietta e Bortisconi. Scureggiavamo forte ed a tempo di musica. Quella che ci piaceva ascoltare e quella con cui Tappo non riusciva a stare fermo. Gli piaceva ballare, muoversi, agire, l’azione di cui si parla tanto quando si dice attore, Tappo voleva essere un attore, ma non un attore qualunque, un attore reinventato, originale, passionale, Un attore libero dal ruolo. Uno di quelli che cammina senza la rivista di Arte, uno di quelli che non ha bisogno di esibirsi fuori dal  palco. La vita fuori dal palco andava goduta perché vita, perché profumo, perché mare, sale, colori, sapori, amori. Una passione devastante verso qualsiasi cosa gli restituiva vitalità, energia. E’ per questo che l’accademia aveva scelto per lui 15 giorni di terapia intensiva di analisi drammaturgia di un testo. 15 giorni da passare seduto immobile ad ascoltare.

Le facce di Tappo in quelle interminabili ore di lezione restano per noi che le abbiamo viste, indimenticabili: occhio lucido rosso, cecagna incombente, trainig di mimica facciale costante per apparire sveglio. Immancabile il  posto strategico: per appennicarsi in incognito, con il gomito sul tavolo e la mano che copre l’occhio spento, aveva scelto una posizione esattamente alla destra del maestro, quindi fuori dal suo angolo di visuale. Geniale.

 

altCome si fa a far fare un corso di drammaturgia ad uno che ha la vita nelle vene che batte forte? Ad uno che si era ribellato ai sedentari metodi accademici. Avevamo dato due mesi della nostra preparazione  accademica per cambiare le cose in accademia e ci trovavamo di nuovo a sedere in silenzio dopo qualche tempo. Però eravamo a San Miniato…Wow…eche vuoi mettere, tutta un altra musica...."e fino lì ce dovevamo arivà pe mettese a sede?"

Ma di li a qualche mese avremmo mandato finalmente a fanculo l’istituzione. La naja era quasi finita il pezzo di carta vicino e qualche amico in più, qualche esperienza da ricordare.

Avevamo preparato anche la cerimonia finale accademica.

Poco prima della consegna del diploma saremmo andati al Cesso, ci saremmo sgrullati il pipino, avremmo evitato accuratamente di lavarci le mani e  avremmo stretto forte la mano del direttore facente funzioni. 

Evidentemente queste intenzioni sono arrivate alle orecchie dell’interessato che ha preferito esimersi dal dovere.
 

Tutto era gioco, divertimento, capacità di non prendersi troppo sul serio, vivacità. Eravamo belli!
 

Eravamo diversi, lui era della Roma io della Juve. Credo che la nostra amicizia si basasse , oltre che a stima, affetto e tutto il resto, sulla generosità che ognuno riconosceva nell’altro. E quanto abbiamo riso!

Non so perché ho avuto la necessità di raccontare questi piccoli aneddoti e di tanti perché proprio questi, mi sono lasciato trasportare da quel viaggio, quell’idea di essere invincibili, quella voglia di vivere, di divertirsi, quella musica, quella fiamma che arde e brucia nel petto e da quell’insegnamento che ci rendeva complici: “fai quello che senti”.
 

Un giorno un insegnate ci fece scegliere un personaggio da studiare: io portai Craig e lui Isadora Duncan, Come lei, ci hai salutato senza un perchè: “Addio amici, vado verso la gloria!”
 

Non ero l’amico che si frequenta tutti i giorni, ero l’amico di scuola, ma posso dirlo con rabbia ed amore: E’ stato un onore!

Alessio

 

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Marzo 2010 14:25
 
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