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Scritto da Alessio Manuali
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Sabato 18 Giugno 2011 14:27 |
Il bacio di Vancouver
Qualcosa ti scuote
gli occhi a fuoco la rivolta
Due ragazzi bruciano
Un poliziotto getta le armi
difende la svolta
Qualcosa è successo
gli occhi sono più aperti
Due ragazzi baciano
Un poliziotto elegante
le spalle volta
Qualcosa di splendido
Vivi come seconde solitudini
Due ragazzi bruciano
Il battere eccitato
Della prima volta
Qualcosa ti scuote
La strada, il fumo,
le luci, la carne
Due ragazzi si baciano
La vita tra le gambe
La passione è rivoluzione
Svegliarsi di fiori
Profumo di giovinezza
Due ragazzi si baciano
Vita
Strada
Rivolta |
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Ultimo aggiornamento Sabato 18 Giugno 2011 14:29 |
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Scritto da Liar
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Sabato 29 Maggio 2010 02:03 |
L'urlo di Liar
In Italia succede, che tu sia cane o uomo:
l'informazione di internet è l'unica speranza.
E' una storia asssurda, fa rabbia perchè bastava che ognuno avesse saputo fare il proprio mestiere e si sarebbe evitata. E' una storia, è un grido, è un'esempio di come vanno le cose in Italia: ma quale nord, sud, destra, sinistra, non esiste nulla. Esiste che siamo diventati cinici ed egoisti e quando si lavora il pensiero va al faticare il meno possibile e tornare a casa il prima possibile.
Il Berlusconesimo non ha cambiato in meglio la testa degli italiani circa il loro rapporto con il lavoro. Il messaggio "il lavoro nobilita l'uomo" non è arrivato, al suo posto un blando ma intenso "mo te frego io".
A farne le spese sono gli ultimi, quelli che non hanno tempo, istruzione, cultura, quelli che si fidano, quelli che sperano che qualcuno li aiuti. Quelli che mentre siedono davanti la Tv si ritrovano a pensare "ma si in fondo l'Italia non è poi così male".Ma anche gli altri pagheranno prima o poi.
Questa storia dolcissima d'istinto mi ha stimolato il desiderio di togliere la licenza di esercitare la professione di veterinario ai primi due interpellati e di chiedere il licenziamento del responsabile delle spedizioni presso la ditta coinvolta. Forse queste persone non sanno cosa hanno prodotto le loro disattenzioni, forse mentre si scordavano di consegnare un pacco per fumare una sigaretta in più non pensavano che in quel pacco ci poteva essere qualcosa di importante per qualcuno.
La rabbia è tanta ma dietro la rabbia c'è il baratro. Ed allora il pensiero va e la domanda diventa: "Se al posto di Liar ci fosse stato un bambino?"
Forse a volte bisogna essere maleducati e scortesi per ottenere le cose e quando non si riesce lo stesso comincia la guerra. Così siamo ridotti. Così siamo educati dalla Tv. Siamo sempre più soli e non ci condividiamo più.
Ho voluto mettere sul blog questa storia perchè magari la leggerà un postino, un dottore, e poi tutti. Perchè Siamo tutti responsabili del nostro lavoro e dei nostri errori.
Fino a quando quel pacco in ritardo arriverà anche al veterinario oppure al postino stesso!
Rise and rise again
until lambs became lions
(ribellati e ribellati ancora finchè gli agnelli non diventeranno leoni)
…“ Addomesticare” vuol dire “creare dei legami”.
"…tu hai i capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano."
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: "Per favore…addomesticami," disse…
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina: "Ah!" disse la volpe, "…piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
"E’ vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E’ certo" disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno" disse la volpe "il colore del grano"….
(Tratto da: “Il piccolo principe” di Antoine De Saint-Exupéry)
Per 12 anni il nostro Liar, "nome insolito per un cane!", mi sentivo dire spesso, ed io a spiegare che l’avevo scelto prima ancora che nascesse…era il titolo di una canzone dei Queen che a me piaceva molto e poi suonava proprio bene per il mio collie!) è vissuto libero e padrone nel suo giardino, proprio come un re, del resto con la sua criniera era veramente il nostro leoncino! Ciò che amava di più, e che ricordo con una malinconia che mi vena il cuore di lacrime, era correre in cerchio delineando il perimetro del giardino come un fulmine e proprio come fanno i pastori scozzesi quando radunano il gregge…
Devo ammettere che come cane da guardia era proprio una frana… Lui non perdeva tempo a ringhiare, a scoprire i denti minacciando chi si avvicinava, no! Lui amava pavoneggiarsi dietro al cancello, aspettando che i passanti si avvicinassero per accarezzarlo… Ciò che mi fa sorridere come Pierrot, quando penso a noi due, è quando lo facevo entrare in casa, nelle fredde mattine invernali, mentre mamma era a scuola ed io a studiare e lì, davanti al camino, sul divano, tutti e due ci facevamo compagnia: io cercavo di studiare, lui di convincermi a coccolarlo (facile capire chi aveva la meglio…), finché ci addormentavamo...
Tutto è successo all’improvviso. 
Fino al 27 giugno stava bene e poi…non riusciva più ad alzarsi… il pelo troppo lungo aveva nascosto quelle piccole piaghe di cui non conoscevamo l’origine.
I veterinari a cui ci rivolgemmo azzardarono chi un cancro ai testicoli, perché gonfi e infiammati, chi una fantomatica malattia delle ossa… la cura era a base di antibiotici e disinfettante per la piaghe, di cui non riuscivano a capire la causa, intanto Liar peggiorava: sdraiato e incapace di muoversi, senza più voglia di mangiare e con un respiro sempre più flebile sembrava attendere solo la morte, mentre noi attoniti, sconvolti e ignari della sua malattia, non sapevamo cosa fare, anche perché nel nostro vocabolario(e a quanto pare non solo nel nostro…) non esisteva la parola Leishmaniosi! Tutti ci consigliavano di spedirlo al creatore con una dolce puntura, io ero tentata di mettere fine a quello strazio, ma i miei genitori si opposero, e li ringrazio per la scelta fatta e per quanto ho capito dopo … così decidemmo di lasciarlo nelle mani del suo Creatore…Pregammo molto in quel periodo, ricordavamo a Dio che era il suo cane prima di essere il nostro, Gli chiedevamo solo di stare vicino alla sua creatura, di non farlo soffrire… la mia ultima preghiera fu quella di avere un’opportunità, una sola, quella di mostrargli che l’amavo, di fare qualcosa per lui…e mi fu concessa!
Dopo 7 giorni di strazio Liar cominciò a riprendersi!
Ricordo ancora come, il rumore degli omogeneizzati che aprivo davanti a lui, gli faceva capire che era pronto il suo cibo preferito, così sollevava la testa, mi guardava, si leccava i baffi e aspettava…eravamo in perfetta sintonia: io gli mettevo il bavaglio, prendevo il cucchiaio e lo imboccavo, era diventato bravissimo a mangiare in quel modo!! 2 volte al giorno i miei genitori(i veri eroi della situazione…) gli disinfettavano le ferite, gliele fasciavano e lo giravano sull’altro fianco per evitare che le piaghe peggiorassero ulteriormente a causa della posizione.
Gioivamo ogni giorno, vedendo i piccoli progressi e credendolo in via di guarigione, dal momento che cominciava ad alzarsi da solo, a mangiare da solo, ma le piaghe non miglioravano, anzi…così decidemmo di portarlo da un terzo veterinario, che appena lo vide capì…incredulo che nessuno avesse compreso di che malattia si trattasse! Ci spiegò e noi stentammo a crederci, nessuno ce ne aveva mai parlato…Cominciammo la classica cura che però non aveva alcun effetto su di lui: le piaghe aumentavano, Liar non riusciva ad abbaiare, né a deglutire bene, nonostante continuasse a mangiare. Allora decisi che dovevo saperne di più su questa malattia, feci la mia ricerca e trovai ciò che cercavo: c’era un medicinale alternativo ed efficace! Mi rivolsi alla prima persona competente sul serio in merito, cioè la dott. Van Rossem e, grazie a lei, contattai la farmacia di Bressanone..jpg)
Sabato 18 agosto compilai il modulo, mi risposero tramite mail che avrei dovuto attendere una loro telefonata con cui mi avrebbero avvertito dell’autorizzazione ricevuta da Roma e che poi avrei potuto procedere al versamento per l’acquisto dell’impavido, ma da allora quelle porte che credevo aperte per Liar cominciarono a chiudersi…
Aspettammo per giorni la telefonata, finché il 22 agosto la farmacia ci contattò chiedendoci come mai non avessimo ancora effettuato il versamento! Sorpresi, gli ricordammo che gli iniziali accordi trasmessi via mail non erano quelli e che stavamo aspettando il loro consenso a procedere… si scusarono per il malinteso, quella era la vecchia procedura! Provvedemmo subito al versamento mentre Liar, a causa delle piaghe, non riusciva più a reggersi da solo e mangiava a fatica. Ci assicurarono che il pacco sarebbe arrivato il lunedì o il martedì, così mamma rimase barricata in casa attendendo il corriere: passò il lunedì e il martedì e il mercoledì, ma il corriere non arrivava, allora chiamammo la farmacia, che ci consigliò di chiamare i responsabili della consegna, detto fatto ebbe inizio 1 confusa sequenza di telefonate e una lotta estenuante perché il pacco, (che si trovava ad Arzano, a pochi km da noi…) ci venisse recapitato urgentemente, perché conteneva un medicinale…le scuse inventate per spiegare la vana attesa che si prolungava di giorno in giorno, furono tante e diverse: la consegna non era avvenuta per l’assenza dei destinatari (…mia madre ormai era piantonata in casa da giorni!)…non c’era il recapito…la strada non era esatta e, quindi introvabile…sul citofono non c’era il cognome……………….tutte balle! Ancora oggi non sappiamo perché dal 29 agosto in poi il pacco rimane in giacenza ad Arzano… Ci presero in giro fino a venerdì 31, quando ci fu detto che avremmo dovuto aspettare fino al lunedì per la consegna…
Insistemmo, ci alterammo e minacciammo denuncia se il pacco non ci fosse stato recapitato entro la giornata di venerdì, ma il rifiuto fu categorico.
Lunedì 3 settembre, alle 9.00 del mattino il corriere arrivò con facilità e precisione sotto casa, fui io in lacrime a ritirare il pacco, quel pacco così prezioso…così pieno di speranza, così indispensabile fino al giorno prima, diventato ormai vuoto, inutile…
Liar era morto il giorno prima, in seguito ad una crisi respiratoria..jpg)
Il dolore che proviamo è forte, la frustrazione è grande…ma ancora oggi siamo convinti che nonostante tutto ne è valsa la pena…
Il tuo pelo è color dell’oro. Il grano che è dorato mi farà pensare a te, e amerò il rumore del vento nel grano….
Grazie Liar, perchè con te abbiamo guadagnato il colore del grano…
Per sempre tuoi Michela, Maria Carmela, Gaetano e Antonio.
Grazie della testimonianza. |
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Ultimo aggiornamento Sabato 18 Giugno 2011 14:32 |
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Scritto da Alessio Manuali
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Venerdì 05 Marzo 2010 16:22 |
Forever Young
Passa anche l’amore col tempo, ma un amico no, un amico l’allontana la morte!
Quando ti arrivano cinque avvisi di chiamata nella stessa mattinata, quando il primo è sconosciuto e gli altri sono tuoi amici, qualcosa è successo.
Eravamo Tipo, Topo e Tappo, quando siamo partiti alla volta di San Miniato. Ad unirci è stata l’istituzione accademica che odiavamo tutti e tre dal profondo.
Quell’estate Topo e Tappo partirono con le loro due moto rombanti una Honda Shadow arancio ed una Moto Guzzi grigia, un viaggio lungo per due moto non fatte proprio per correre, ma per godersi il panorama, le donne, il sole, l’aria dolce di giugno, l’eccitazione che il viaggio porta con sé. Le moto giuste per i due piloti.
Ognuno con la sua musica nelle orecchie, ci siamo messi a cavalcare la strada da Roma fino a San Miniato, un paesino che durante l’estate si riempe di giovani attori in è
pieno vivere con l’alibi dello studio. Eravamo allegri, ridevamo di noi e scureggiavamo in faccia ai vari Salvietta e Bortisconi. Scureggiavamo forte ed a tempo di musica. Quella che ci piaceva ascoltare e quella con cui Tappo non riusciva a stare fermo. Gli piaceva ballare, muoversi, agire, l’azione di cui si parla tanto quando si dice attore, Tappo voleva essere un attore, ma non un attore qualunque, un attore reinventato, originale, passionale, Un attore libero dal ruolo. Uno di quelli che cammina senza la rivista di Arte, uno di quelli che non ha bisogno di esibirsi fuori dal palco. La vita fuori dal palco andava goduta perché vita, perché profumo, perché mare, sale, colori, sapori, amori. Una passione devastante verso qualsiasi cosa gli restituiva vitalità, energia. E’ per questo che l’accademia aveva scelto per lui 15 giorni di terapia intensiva di analisi drammaturgia di un testo. 15 giorni da passare seduto immobile ad ascoltare.
Le facce di Tappo in quelle interminabili ore di lezione restano per noi che le abbiamo viste, indimenticabili: occhio lucido rosso, cecagna incombente, trainig di mimica facciale costante per apparire sveglio. Immancabile il posto strategico: per appennicarsi in incognito, con il gomito sul tavolo e la mano che copre l’occhio spento, aveva scelto una posizione esattamente alla destra del maestro, quindi fuori dal suo angolo di visuale. Geniale.
Come si fa a far fare un corso di drammaturgia ad uno che ha la vita nelle vene che batte forte? Ad uno che si era ribellato ai sedentari metodi accademici. Avevamo dato due mesi della nostra preparazione accademica per cambiare le cose in accademia e ci trovavamo di nuovo a sedere in silenzio dopo qualche tempo. Però eravamo a San Miniato…Wow…eche vuoi mettere, tutta un altra musica...."e fino lì ce dovevamo arivà pe mettese a sede?"
Ma di li a qualche mese avremmo mandato finalmente a fanculo l’istituzione. La naja era quasi finita il pezzo di carta vicino e qualche amico in più, qualche esperienza da ricordare.
Avevamo preparato anche la cerimonia finale accademica.
Poco prima della consegna del diploma saremmo andati al Cesso, ci saremmo sgrullati il pipino, avremmo evitato accuratamente di lavarci le mani e avremmo stretto forte la mano del direttore facente funzioni.
Evidentemente queste intenzioni sono arrivate alle orecchie dell’interessato che ha preferito esimersi dal dovere.
Tutto era gioco, divertimento, capacità di non prendersi troppo sul serio, vivacità. Eravamo belli!
Eravamo diversi, lui era della Roma io della Juve. Credo che la nostra amicizia si basasse , oltre che a stima, affetto e tutto il resto, sulla generosità che ognuno riconosceva nell’altro. E quanto abbiamo riso!
Non so perché ho avuto la necessità di raccontare questi piccoli aneddoti e di tanti perché proprio questi, mi sono lasciato trasportare da quel viaggio, quell’idea di essere invincibili, quella voglia di vivere, di divertirsi, quella musica, quella fiamma che arde e brucia nel petto e da quell’insegnamento che ci rendeva complici: “fai quello che senti”.
Un giorno un insegnate ci fece scegliere un personaggio da studiare: io portai Craig e lui Isadora Duncan, Come lei, ci hai salutato senza un perchè: “Addio amici, vado verso la gloria!”
Non ero l’amico che si frequenta tutti i giorni, ero l’amico di scuola, ma posso dirlo con rabbia ed amore: E’ stato un onore!
Alessio
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Ultimo aggiornamento Sabato 06 Marzo 2010 14:25 |
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Scritto da Patrizia Gentilini
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Lunedì 04 Gennaio 2010 16:30 |
Una strana storia firmata Umberto Veronesi.
Se vivessi vicino ad un inceneritore.....
venderei casa!
"Sono Patrizia Gentilini, un medico, un oncologo, appartengo all’Associazione dei Medici per l’Ambiente e sono qui per spiegare il nostro comunicato stampa del 25 novembre scorso, in occasione del nostro ventennale. Vogliamo portare alla conoscenza di tutti e denunciare il fatto che sono stati modificati i risultati di studi scientifici in documenti in uso ad associazioni pubbliche, per attestare la presunta innocuità degli impianti di incenerimento dei rifiuti.

Ci rifacciamo a un documento: il Quaderno N. 45 di ingegneria ambientale. Il documento a firma di Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grasso e Vito Foà, è stato ripreso dalla Regione Sicilia e da altre Regioni, quali la Regione Toscana e altre Province in Italia. L’impatto sanitario è sviluppato a pag. 54/55 a firma di Vito Foà, nel documento sono presi in esame 4 studi, tutti riportati in maniera non corretta. In particolare per lo studio condotto in Inghilterra, di Elliot, in prossimità di 72 inceneritori, è riferito che non è stata trovata alcuna diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7,5 chilometri di raggio circostanti gli impianti di incenerimento e in pratica non si è riscontrata nessuna diminuzione nel rischio mano a mano che ci si allontanava dalla sorgente emissiva.
Quello scritto nel lavoro originale di Elliot è esattamente il contrario, perché viene riportata, per l’esattezza, una diminuzione statisticamente significativa, mano a mano ci si allontanava dall’impianto di incenerimento per tutti i cancri: il tumore allo stomaco, al colon retto, al fegato e al polmone, quindi mano a mano che ci si allontanava dagli impianti il rischio diminuiva.
Nella versione italiana è stata aggiunta una negazione in modo da capovolgere il significato del lavoro.
Un altro esempio è lo studio condotto in prossimità dei due impianti di incenerimento di Coriano a Forlì e anche in questo caso è riportata solo la frase iniziale delle conclusioni, in cui si dice che lo studio non ha messo in evidenza eccessi di mortalità generale e di incidenza per tutti i tumori, è un’interpretazione molto parziale. Vi spiego come stanno le cose: lo studio di Coriano è stato condotto valutando l’esposizione a metalli pesanti, secondo una mappa di ricaduta di questi inquinanti, questa è la mappa che riguarda lo studio di Coriano (vedi video) fatta per valutare le ricadute sulla popolazione in base alle emissioni dei due impianti di incenerimento. I due inceneritori sono questi due continui al centro (vedi video) : 1) per i rifiuti urbani; 2) per rifiuti ospedalieri; è stata considerata l’emissione di metalli pesanti in aria e la loro ricaduta nel territorio. L’area più scura è dove è massima la ricaduta, poi via, via i livelli sfumano, fino a un colore giallo più chiaro preso come livello di riferimento.
E’ stata analizzata la popolazione residente per circa 14 anni, dal 1990 al 2003/2004, e i risultati che ci sono stati sono stati estremamente importanti per quanto riguarda le donne. Nel grafico ho riportato l’andamento della mortalità per cancro nel sesso femminile in funzione dell’esposizione, quindi in funzione dei livelli della mappa precedente.
In pratica questo è l’andamento del rischio di morte in funzione del livello di esposizione (vedi video), questo è l’andamento della mortalità per tutti i tipi di tumore nel loro complesso nel sesso femminile, che arriva fino a un aumento del 54%, questo l’andamento della mortalità per cancro alla mammella, al colon retto, per cancro allo stomaco, vedete che c’è una coerenza innegabile tra aumento del rischio e aumento del livello di esposizione, questo risultato certamente molto importante viene sottaciuto nel paragrafo che riguarda l’impatto sanitario dell’incenerimento, in modo da sottostimare questo rischio che è di fatto assolutamente di rilievo.
Cosa vogliamo dire con il nostro documento e con il nostro comunicato stampa? Abbiamo voluto ricordare la nascita delll’Associazione dei Medici per l’Ambiente, che la nostra associazione ha come finalità di fornire strumenti di conoscenza al servizio di tutti i cittadini e di essere coerenti in questo, seguendo il nostro grande maestro, purtroppo scomparso: Lorenzo Tomatis che ci ha insegnato che medicina e scienza devono essere al servizio dell’uomo, della salute e non degli interessi economici. Abbiamo voluto ricordare che non è la prima volta che l’uso pure artefatto, strumentale degli studi scientifici è servito e ha costituito l’alibi per non adottare delle misure di protezione della salute pubblica, con un carico di sofferenze, di morti, malattia che si poteva evitare. Noi non vogliamo che questo si ripeta anche con l’incenerimento dei rifiuti che è una pratica assolutamente da bandire, dobbiamo riciclare, recuperare la materia e non bruciarla. |
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